Autore degli archivi: E-cat

E-Cat: che temperatura c’era in laboratorio durante il test?

ecat_51L’E-Cat non smette mai di generare curiosita’, soprattutto ora, dopo qualche settimana dalla pubblicazione del Lugano Report.
Le domande che raggiungono Andrea Rossi sul suo blog sul Journal of Nuclear Physics sono veramente tante, riguardanti sia l’esito della relazione fatta dall’Indipendent Third Party (ITP) che l’installazione di un impianto da 1MW presso gli stabilimenti di un cliente della Industrial Heat.
Andrea Rossi non si dilunga mai molto nelle risposte, lo sappiamo, ma stranamente e’ stato piuttosto preciso nel rispondere ad un lettore che gli ha rivolto una domanda decisamente interessante.
Nel post viene chiesto a Rossi in che modo era ventilata la stanza dove l’E-Cat ha funzionato per 24 ore al giorno per sette giorni su sette poiche’, basandosi dalle foto, l’ambiente sembrava di una grandezza normale. Quindi a questo lettore (che si firma Achi) e’ venuta la curiosita’ (peraltro condivisa anche da noi) di scoprire come ci si e’ liberati dal calore.
Rossi sembra aver gradito la domanda, e si congratula con Achi per avergliela posta.
Durante il test, dice Rossi, a Lugano era inverno, e a Lugano in inverno fa piuttosto freddo. Inoltre, aggiunge, il laboratorio e’ situato in una valle chiusa tra monti dove il freddo si fa sentire di piu’. Dalle foto non si puo’ vedere, continua Rossi, ma lungo il soffitto del laboratorio c’era una finestra lunga e grande che e’ rimasta aperta per la durata dell’esperimento (circa mille ore). In tal modo l’aria calda usciva dalla finestra superiore. Tuttavia il laboratorio (che Rossi afferma essere piuttosto grande) era scaldato a sufficienza da costringere le persone al suo interno ad indossare camicie; quando la temperatura esterna media registrata tra febbraio e marzo e’ stata tra i -5° e i +10° in laboratorio la temperatura era di circa 25°.
Sembrerebbe dunque un altro buon risultato raggiunto dal reattore creato da Rossi.
Vedremo nei prossimi mesi i risultati dei lavori di R&D che si stanno effettuanto sull’impianto da 1MW quali altri risultati porteranno.

La Lockheed e il ‘Compact Fusion Project’

L’E-Cat e i mass media

Rossi_79L’uscita del report redatto dall’ormai famoso Indipendent Third Party (ITP) dopo aver testato l’E-Cat sul lungo periodo ha ovviamente riacceso i riflettori su Andrea Rossi e il suo reattore. E, come da programma, e’ ripreso piu’ vivace che mai lo scontro tra detrattori e sostenitori dell’invenzione di Rossi.
La notizia non ha avuto grande risonanza sui mezzi di informazione canonici, anche se qualcuno l’ha menzionato.
Ad esempio il canale neozelandese New Zealand TV ne ha parlato intervistando il Professor Allan Blackman della Auckland University of Technology. L’intervista a dire il vero non e’ stata molto obiettiva, essendo Blackman molto scettico nei confronti dell’attivita’ di Rossi.
Blackman nel corso dell’intervista ha paragonato quanto fatto da Rossi alla storia di Fleischmann e Pons avvenuta 25 anni fa, aggiungendo di ritenere piuttosto improbabile che si possa ottenere fusione a temperatura ambiente.
In aggiunta al non molto lusinghiero contenuto dell’intervista (nonostante i risultati positivi dei test dell’ITP), e’ stata anche detta una menzogna, sostenendo che Rossi stia gia’ intascando dei soldi su ordini fatti da clienti online.
Per chi fosse interessato, e’ possibile trovare l’intervista completa qui:
http://www.3news.co.nz/world/scientist-claims-to-have-mastered-cold-fusion-2014101510
Un altro tono invece e’ stato assunto nell’intervista che John Maguire di Q-Universe ha fatto a Rossi e pubblicata su Cold Fusion Now.
Maguire ha cercato in tutti i modi di ottenere da Rossi maggiori dettagli sull’E-Cat, ma senza molto successo. Rossi infatti non si e’ sbottonato molto ne’ sull’esito del test condotto dall’ITP, ne’ sulle novita’ riguardanti l’E-Cat, dicendo che al momento la sua unica preoccupazione e’ concentrarsi sul funzionamento dell’impianto da 1MW.
Tuttavia una piccola precisazione viene fatta nel corso dell’intervista. Rossi infatti dice che secondo lui il COP del reattore era probabilmente piu’ alto di quanto trascritto nella relazione, poiche’, a suo parere, i tester son stati molto prudenti nei calcoli.
Parlando invece dell’impianto da 1MW Rossi rivela che l’impianto e’ continuamente sotto carico, e che ora e’ in funzione un sofisticatissimo sistema di controllo e, aggiunge, praticamente ora a far funzionare l’impianto e’ un ‘robot’.
Rossi conferma nell’intervista quanto gia’ aveva detto sul suo blog, ossia che ritiene ci vorra’ circa un anno prima di riuscire ad ottenere i risultati programmati e produrre un funzionamento continuo per 350 giorni all’anno.
Al momento sembra comunque che non seguiranno molte altre interviste ne’ conferenze stampa, e come Rossi stesso comunica tramite il suo blog (sul Journal of Nuclear Physics) al momento non puo’ fornire alcuna informazione aggiuntiva, in positivo o in negativo, sia sull’impianto e il lavoro di R&D correlato, che sul Report appena pubblicato.

E-Cat: cosa si nasconde dietro la pubblicazione del nuovo report?

new-ecat2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Rossi: il mio compito e’ proseguire il mio lavoro di R&D

Rossi_76Il blog tenuto da Andrea Rossi sul Journal of Nuclear Physics e’ ultimamente vivacizzato soprattutto dalle molte domande inerenti sia l’imminente pubblicazione del report che terze parti indipendenti hanno redatto sull’E-Cat, che l’installazione dell’impianto da 1MW presso gli stabilimenti di un cliente al momento ignoto.
Riassumiamo quindi il contenuto di alcuni post da cui e’ possibile trarre qualche piccola informazione grazie alle risposte di Rossi.
Ad esempio un lettore chiede se sia saggio rivolgersi ad esperti esterni per farsi aiutare a controllare il sistema di controllo del calore per il nuovo impianto E-Cat. Rossi risponde che nel suo team ci sono esperti di tutti i campi necessari e se e quando hanno bisogno di ulteriore assistenza si rivolgono a specialisti esterni fidati. Ovviamente, dice Rossi, in queste circostanze si rivolgono a persone dotate della necessaria professionalita’.
Sempre a proposito dell’impianto che si sta installando da clienti, Rossi fa inoltre sapere che e’ in corso la risoluzione ad alcuni problemi, e che ci vorra’ almeno un anno prima di considerare la situazione consolidata.
Per quanto riguarda invece il report che sara’ pubblicato (speriamo) a breve, come Rossi tiene sempre a ricordare, sia che gli esiti siano positivi che negativi, molti lettori provano ad immaginare lo scenario che si aprira’ una volta che l’esito dei risultati di questi test indipendenti sara’ pubblico.
Infatti un lettore ipotizza, in caso di esito positivo, una tremenda pressione su Rossi e la Industrial Heat da parte della concorrenza, inclusi quanti potrebbero voler sottrarre i segreti della tecnologia E-Cat.
La risposta di Rossi e’ particolarmente interessante, perche’ in questa occasione Rossi sembra essere meno ottimista del solito. Infatti sostiene che, in caso di fallimento, le conseguenze sarebbero devastanti. Ma lui, prosegue Rossi, continuera’ a pregare tutte le mattine e a lavorare duramente, soprattutto al funzionamento dell’impianto da 1MW in modo da far generare profitti alla societa’ del proprio cliente.
Ma quanti seguono le imprese di Rossi non si sono dimenticati dei domestic E-Cat, ossia gli impianti da poter usare in casa. Rossi conferma che per ora non saranno messi ancora in vendita, e che ci vorra’ del tempo affinche’ cio’ si realizzi per molteplici motivi. In ogni caso,  lui procedera’ col suo lavoro di R&D, qualsiasi sia il risultato del report redatto dall’ormai famoso ITP (Indipendent Third Party).

E-Cat: chi ha finanziato il test?

ecat_48Concreti aggiornamenti sull’E-Cat in questi ultimi giorni non ce ne sono stati, e quanti speravano di veder pubblicato entro settembre l’ormai famoso report che terze parti indipendenti hanno redatto sull’E-Cat dopo un lungo periodo di test, ormai cominciano a prendere in considerazione l’eventualita’ di un’ulteriore proroga del tanto atteso evento.
Andrea Rossi in persona sembra alimentare questa ipotesi e, rispondendo ad un lettore del suo blog tenuto sul Journal of Nuclear Physics, ha lasciato intendere (senza darlo per certo) che la pubblicazione potrebbe avvenire in ottobre. D’altronde, come ha piu’ volte ripetuto Rossi dal suo blog, i tempi per la pubblicazione di articoli scientifici son piuttosto lunghi. E questa volta la relazione sull’invenzione di Rossi dovrebbe apparire addirittura su una accreditata rivista peer reviewed.
Sempre a proposito del report, tralasciandone per un momento gli aspetti piu’ tecnici, una lettrice giustamente chiede: “chi ha finanziato il test e i testers?
Domanda interessante, che di sicuro in molti ci siamo posti, ma che sinora e’ stata offuscata da tutti i quesiti inerenti al funzionamento del reattore ideato da Andrea Rossi.
Senza stupirci troppo, Rossi sostiene di non sapere chi abbia finanziato gli esperimenti e i Professori (l’Indipendent Third Party) che lo hanno svolto. Forse, dice Rossi, se ne fara’ menzione nell’imminente pubblicazione.

Andrea Rossi: Non usiamo materiale radioattivo

Rossi_75Che uno dei punti di forza dell’E-Cat sia la produzione di energia pulita, senza residui tossici, lo sappiamo gia’. E’ da sempre uno dei cavalli di battaglia di Andrea Rossi, che ha sempre sottolineato che una delle caratteristiche salienti dell’E-Cat e’ proprio l’assenza di radioattivita’.
Ma nonostante le sue rassicurazioni, spesso sul suo blog sul Journal of Nuclear Physics questo tema ricorre. Ed e’ comprensibile, non solo per via delle preoccupazioni sulla sicurezza nell’utilizzare l’invenzione di Rossi, ma anche per comprenderne meglio il suo funzionamento.
In uno degli ultimi post pubblicati, viene chiesto a Rossi se non sia possibile indurre radioattivita’ nel combustibile E-cat attraverso reazioni LENR per poi utilizzare il combustibile attivo per il Radioisotope Thermoelectric Generator (RTG). In tal modo, sostiene il lettore, sarebbe anche piu’ semplice mantenere il segreto industriale sull’E-Cat.
Assolutamente negativa e’ la risposta di Rossi, che dice di non produrre alcun residuo radioattivo e di non usare nemmeno materiale radioattivo. L’E-Cat, prosegue Rossi, funziona in modo totalmente diverso. Infatti il dispositivo a cui il lettore si riferisce (fornendo il link), altri non e’ che un classico generatore basato sul Seebeck Effect, ben conosciuto da Rossi che lo ha utilizzato per molti anni in passato. Questo sistema, dice Rossi, e’ stato usato anche dalla NASA. Per il suo funzionamento era utilizzato il plutonio, ma ora e’ stato completamente abbandonato. Tutto cio’, conclude Rossi, non ha nulla a che vedere con le possibili applicazioni dell’E-Cat.

Che tipo di trasmutazione avviene all’interno dell’E-Cat?

cold_fusion_8Mentre attendiamo che Andrea Rossi concluda la predisposizione del nuovo impianto da 1MW negli stabilimenti del suo nuovo cliente, e mantenga la promessa di renderlo accessibile al pubblico, tutto cio’ che possiamo sapere sull’E-Cat lo apprendiamo dalle pagine del blog che Rossi in persona tiene sul Journal of Nuclear Physics.
Come sapete le domande poste a Rossi sono molteplici.
E da quando si e’ saputo che il test che terze parti indipendenti hanno svolto sull’E-Cat si e’ concluso ed il report redatto e’ pronto ed in attesa di pubblicazione su rivista peer reviewed, la curiosita’, se possibile, e’ aumentata.
Rossi non e’ esattamente un chiacchierone, e spesso ci lascia a bocca asciutta per diversi motivi (brevetti ancora da ottenere, segreti industriali ecc.).
Oggi un lettore gli chiede cosa avviene all’interno dell’E-Cat in termini di trasmutazione, e se vengono usati diversi isotopi di nickel.
Rossi risponde (al solito in maniera non molto completa, per motivi di brevetti in corso) che il processo utilizzato (il cosiddetto “Rossi Effect”) e’ anche un sistema per produrre 62Ni, perche’, dice, solo questo puo’ spiegare la formazione di atomi di Cu stabile, seppur in piccole quantita’. Inoltre, Rossi prosegue affermando che con l’utilizzo di polveri di nickel arricchito in tal modo, l’efficienza dell’E-Cat aumenta, ma di cio’ non sono sicuri poiche’ possono esserci stati errori nell’analisi, cosi’ si sta ancora studiando questo fenomeno.
Dietro richiesta di un altro lettore, paragonando il suo lavoro a quello di Fleischmann e Pons, Rossi ricorda che la loro ricerca era basata invece sul concetto di elettrolisi.

Andrea Rossi: l’E-Cat emana una forza elettromagnetica

ecat_46Novita’ in pillole da Andrea Rossi. Mentre attendiamo che venga pubblicato il report che terze parti indipendenti hanno predisposto sull’E-Cat, l’attivita’ di Rossi non si e’ certo fermata. Rossi ha infatti ribadito in piu’ di un post che la sua attenzione in questo periodo e’ quasi completamente rivolta alla predisposizione dell’impianto da 1MW da installare presso gli stabilimenti di un cliente (il cui nome al momento non e’ stato ancora reso noto).
Ma l’aggiornamento del suo blog sul Journal of Nuclear Physics procede regolarmente, ed e’ da qui che Rossi dichiara che l’E-Cat emana una forza elettromagnetica.
Come potrete immaginare questa dichiarazione ha innescato una lunga serie di post da parte dei suoi lettori con le piu’ svariate domande, a cui Rossi, come nel suo stile, risponde sempre stringatamente.
Ad esempio Hank Mills chiede: quali forme di campi elettromagnetici si stanno misurando, magnetici o elettrostatici? Dove son stati individuati, dentro o fuori dal reattore? Oppure: e’ pulsante o continua?
Dalla risposta di Rossi apprendiamo che: la forza individuata e’ elettrostatica, e pare svilupparsi fuori dal reattore, ma dentro l’E-Cat, ed e’ pulsante.
Un altro lettore chiede se questo fenomeno e’ stato riscontrato anche dai ricercatori che hanno predisposto il report e se ne sapremo di piu’ quando verra’ pubblicato. Rossi lo esclude decisamente, affermando inoltre che prima di considerarlo un prodotto certo dell’E-Cat sara’ necessario svolgere ulteriore attivita’ di R&D.
Scopriamo inoltre che questo effetto si sviluppa mentre l’E-Cat funziona ad alte temperature.
Una cosa e’ certa: Andrea Rossi e’ molto abile nel tenere desta l’attenzione sulla sua ricerca mentre ne attendiamo i risultati.

Peter Gluck e le LENR+

lenr_7La passione e la dedizione degli studiosi nel campo delle energie innovative, riescono a far si che nonostante i numerosi ostacoli la ricerca nel settore progredisca e gli studi siano sempre piu’ approfonditi.
Di pari passo con le tecnologie utilizzate evolvono anche le teorie e i termini impiegati.
Partendo dalla fusione fredda (cold fusion) siamo arrivati alle LENR, che oggi Peter Gluck preferisce definire LENR+.
In cosa consistono?
Prima di tutto ringraziamo E-Cat World, che con i suoi costanti aggiornamenti (come questo su Peter Gluck) ci aiuta a rimanere costantemente informati sulle ultime novita’ in questo settore.
Tornando all’argomento odierno, ecco cosa sostiene Peter Gluck, tecnologo romeno ed editore sul sito Ego Out, da tempo sostenitore della fusione fredda e delle LENR.
Gluck ha recentemente pubblicato un post sul suo sito commentando il libro di Edmund Storms, The Explanation of Low Energy Nuclear Reactions.
Nel suo pezzo Gluck, seppur apprezzando pubblicamente il libro di Storm, ne critica alcuni punti.
Ad esempio, secondo Gluck, la teoria di Storms non evidenzia le differenze tra le classiche LENR e i risultati con eccesso di calore ottenuti da Rossi e dalla Defkalion (DGT).
Parlando dell’esistenza del meccanismo di genesi di zone attive (che Storms definisce NAE, Nuclear Active Environments), Gluck dissente. Secondo lui le LENR classiche funzionano principalmente con zone attive pre-formate, in numero e densita’ limitati, mentre, sostiene Gluck, le LENR+ si basano su una continua generazione di zone attive, creando un equilibrio dinamico tra le zone attive distrutte dalle alte temperature aggiunte e quelle nuove.
Gluck continua sostenendo che il trucco consiste nell’averne molte in funzione – con una sequenza di processi e funzioni. Il lato costruttivo delle alte temperature deve sommarsi a quello distruttivo e questo e’, secondo Gluck, l’indizio dell’eccezionalita’ e del progresso delle LENR+.