E-Cat: test in corso in due nazioni diverse?

ecat_36Il blog di Andrea Rossi sul Journal of Nuclear Physics e’ una buona fonte di spunti sull’argomento fusione fredda/lenr, oltre che un modo per cercare di ‘estorcere’ a Rossi qualche informazione in piu’ circa la sua invenzione.

Ultimamente pero’ l’obiettivo di ottenere qualche dettaglio in piu’ e’ decisamente difficile da centrare, poiche’ Rossi e’ piu’ evasivo del solito nelle sue risposte.
Poche ore fa un lettore ha chiesto se sono in corso due test sull’E-Cat, uno negli stabilimenti USA e uno in un altro paese. Inoltre il lettore, probabilmente svedese, chiedeva se entro l’anno la Svezia avra’ un impianto da 1MW.

Come dicevamo, la risposta di Rossi non ha fornito alcun dettaglio. Rossi infatti si e’ limitato a dire che non puo’ fornire questo genere di informazioni, e che non gli e’ consentito rendere pubblici i programmi commerciali con nessun tipo di commento.
Se sul fronte E-cat/Rossi ultimamente non e’ possibile sapere nulla di nuovo, ci sono invece iniziative in favore di Celani e della paventata chiusura del suo laboratorio a Frascati.
Dei senatori del M5S hanno infatti presentato una mozione in Parlamento per ottenere risposte. Oltre a parlare della ricerca sulle LENR e dei risultati ottenuti da Fleischmann e Pons in poi, ecco una parte del testo presentato: ‘si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire in relazione alla paventata chiusura, decisa dal presidente dell’INFN e ottemperata dal direttore dei LNF dell’INFN, del laboratorio dove si svolge la sperimentazione di Celani e del suo team in quanto, a giudizio degli interroganti, appare paradossale che nel contesto descritto in premessa si ritenga priva di attuale interesse una ricerca diretta, con riconosciuti livelli di eccellenza, da Francesco Celani, primo ricercatore INFN e vice-presidente della International society of condensed matter nuclear science, che da oltre vent’anni opera nel campo delle LENR, proprio quando la sua sperimentazione sulla costantana, una lega di nichel e rame nota fin dalla fine dell’Ottocento, apre orizzonti applicativi con materiali di basso costo; se non intenda promuovere la ricerca sulle LENR negli istituti e negli enti italiani di ricerca e di ricerca applicata, in vista delle significative applicazioni energetiche possibili a breve-medio termine nel contesto degli scenari di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici; se non ritenga che tali investimenti pubblici per la ricerca sopra specificata abbiano costi inferiori, di almeno tre ordini di grandezza, rispetto a quelli con i quali l’Italia sostiene i grandi progetti per la “fusione calda” (ITER), considerando inoltre che in campo energetico, a giudizio degli interroganti, è un’illusione storica ma nociva ritenere che possa esistere un’unica fonte energetica in grado di risolvere la gran parte dei problemi di fabbisogno, soprattutto constatando che la ricerca è avviata da circa 60 anni e, lungi dal parlare di commercializzazione, le previsioni di un prototipo industriale per la fusione rimandano al 2030.’

 

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